ARTEMATICA SVELA IL VERO CODICE DA VINCI
Qui si tratta di una straordinaria scoperta paragonabile alla stelle di Rossetta dove un mondo sconosciuto e misterioso esce alla luce grazie a un nuovo metodo di investigazione. Si tratta di una nuova disciplina detta “Artematica” ossia “arte matematizzata” scoperta 27 anni fa dall’autore Vasile Droj ossia quello che scrive. Utilizzando l’Artematica all’opera di Leonardo da Vinci dimostro che essa è massicciamente codificata. In una parola: ce un “codice da Vinci” che ho scoperto e lo descrivo in queste pagine. Quello che traspare è impressionante. Dopo l’esperienza accumulata nella decodifica di altre opere di Leonardo ho concentrato tutte le forze all’assalto della più inespugnabile e ermetica opera del Maestro – la Gioconda – Monna Lisa. Già di partenza cominciando dal nome tutto è codificato. Monna Lisa è anagrammato: Mon Lisa ossia in francese “la mia Lisa”. A questo punto si usa il principio “oroborico” di leggere al contrario le parole e si ottiene “asilam” che vuol dire asilo e esilio. In altre parole Mona Lisa voleva suggerire l’esilio di Leonardo in Francia e non a caso il Maestro portava sempre con se il piccolo quadro di Monna Lisa. Interessante anche la variante di asilum o asilo cioè luogo riservato, conservato o sorvegliato. Sembra che il quadro indicherebbe un luogo ben preciso dove Leonardo prima dell’esilio ha nascosto il suo tesoro di opere lasciandolo eredità a quello chi risolverebbe il suo indovinello codificato nel quadro. Per favorire questo doveva creare un gioco e predisporre al gioco della ricerca ed eco da dove salta fuori il secondo nome la Gioconda che viene da giocare, ossia diallettare, muovere. IL GRANDE GIOCO. IL LUOGO SEGRETO. E adesso giochiamo, tra asilo ed esilio, tra dentro e fuori. Il dentro é il corpo della Gioconda, il fuori è lo spazio esterno ossia il paesaggio di sottofondo mentre l’esilio e la cornice ossia il bordo del campo ossia del quadro. Tra questi elementi si realizza una simbiosi perfetta che permetterà all’iniziato in “artematica” di arrivare al tesoro cioè al “codice da Vinci” e non in ultimo al tesoro fisico nascosto in quel paesaggio 500 anni fa. Ecco la prima mossa in una delle più interessanti impresse dell’Intelletto umano: |
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Si punta un compasso . sul bordo esterno destro della linea dell’orizzonte dietro la testa della Gioconda mentre l’altra punta si fissa al contato con la testa di Mona Lisa. Ruotando il compasso si rimarrà sorpresi costatando che esso cade esattamente sul bordo del lato sinistro del volto (FIG.1).
Continuando l’operazione si rimarrà di nuovo sorpresi dal fato che la parte rimanente e più lunga. Ma chi conosce i principi dell”Artematica” e chi è coraggioso e insistente come un Indiana Jones punterà il compasso nel bordo esterno sinistro e arriverà a toccare la testa, più preciso i capelli della Gioconda. Questo è uno spazio appositamente creato per indurre in errore ma nello stesso tempo è un slancio e un lancio per il vero ricercatore che se ne accorge che la grande perfezione si nasconde nell’imperfezione. In quel punto ce di mezzo il velo di Mona Lisa che fa velare o svelare in funzione della preparazione del ricercatore. Di più è un indizio che il terreno è “minato” ossia codificato. Questo é il primo accenno della presenza del Codice da Vinci e che dietro ce un visore o un Occhio che guarda. La mossa seguente partirà proprio dall’occhio destro della Gioconda. Puntando il compasso o la riga nell’occhio, l’altra parte si apre fino al bordo destro del quadro (FIG. 2). Se rovesciamo quell’apertura verso il bordo opposto osserveremo stupefati che la punta del compasso tocca millimetricamente la bordura della cornice. E impressionante, la Gioconda non stata buttata a caso nel quadro ma secondo un progetto. Quell’occhio è l’asse del sistema di proiezioni future. E poi l’Occhio è per eccellenza l’espressione del Concetto.
Se dallo stesso occhio (FIG. 3) si porta una linea retta all’angolo superiore sia destro che sinistro e poi la stessa apertura si prolunga in orizzontale dalla bordura destra del quadro arriva perfettamente nella pupilla dell’occhio sinistro. Incredibile. Non solo ma la stessa lunghezza racchiude perfettamente il segmento verticale che parte dalla bordura superiore e arriva al punto d’angolo della gola e del petto. Quel punto è nodale nell’economia delle proiezioni che compongono il “Sistema di codificazione.”. Nella (FIG. 4) appare un'altra relazione interessante. La linea partita dall’angolo superiore destro della cornice arrivata al contato della linea dell’orizzonte con la testa è identica in lunghezza all’omonima linea che parte dal lato opposto. Interessante poi che il prolungamento della linea sinistra al momento che tocca il manto ha la stessa lunghezza. Un'altra cosa che sorprende è il fato che la larghezza della testa è identica alla sua proiezione verticale formando un quadrato perfetto come nella (FIG. 5). Questo quadrato ha una particolarità eccezionale: le stesse dimensioni della testa della Gioconda. Infatti sovrapponendolo sopra il volto della Monna Lisa lo copre perfettamente sia in altezza che in larghezza (FIG. 6). Le due diagonale che partono dalle estremità basali del quadrato ai due angoli superiori hanno la lunghezza: margine destra – pupila occhio sinistro. Parafrasando l’idea già espressa si potrebbe dire che tutto lo spazio sopra la linea dell’orizzonte si potrebbe tirare giù come una saracinesca coprendo perfettamente il volto della Gioconda (FIG. 6a). Non meno importanti (FIG. 7) sono le due line partite dalle estremità laterali dell’orizzonte tangenti alla testa della Gioconda le cui proiezioni dividono il bordo superiore del quadro in tre parti perfettamente uguali.
Tutte le relazioni fin qui presentate sono evidenti e ce da chiedersi come mai una simile successione di rapporti e proporzioni. La risposta è una sola: esse derivano da un Sistema e perciò sono “rapportabile” e in ultima istanza, codificabile attraverso un codice.. E non finisce qui, siamo appena all’inizio. Un altro modulo per comporre o scomporre l’Edificio codificato da Leonardo da Vinci è la distanza tra gli occhi, più correttamente quella tra le pupile. Nella (FIG. 8) è ben visibile che la distanza intraoculare è identica a quella tra pupilla dell’occhio sinistro – punta del naso, oppure punta del naso – radice del naso. Sorprende poi che dalla pupilla destra alla cima della testa sono esattamente due distanze intraoculare. Caso ? No ! - Genio di Leonardo, anzi Codice da Vinci. Un altro modulo utilizzato dal Maestro è la larghezza della bocca che già in partenza assieme alla punta del mento realizza un triangolo equilaterale (FIG. 9). Poi due lunghezze di bocca coprono la distanza tra l’angolo sinistro della stessa bocca e la pupila dell’occhio destro. Ancor più interessante è costatare che lo stesso modulo e contenuto esattamente quattro volte nella dimensione orizzontale della testa. Un modulo copre i capelli, un altro la parte rimanente fino all’angolo esterno dell’occhio, un'altra fino alla radice del naso e l’ultima si chiude perfettamente sul bordo sinistro
Un'altra prova evidente che toglie ogni dubbio sulla costruzione “architettonica” del quadro leonardesco è la perfetta sfericità della testa della Gioconda. Una volta trovato il centro poco sopra le sorcilie dell’occhio destro, il cerchio descritto si sovrappone milimetricamente alla calotta cranica della Gioconda (FIG. 10). Interessante che il centro del cerchio é situato sulla verticale della pupilla dell’occhio. La testa della Gioconda contiene un altro cerchio interessante che si sviluppa Prolungando l’arco di cerchio presente sulla parte superiore della fronte della Gioconda rappresentato da un righello del velo della donna. Il centro di questo cerchio è situato vicino alla punta del mento (FIG. 11). E’ impressionante vedere come il cerchio segue la linea del righello. Poi i due cerchi hanno i centri situati sulla stessa linea e questo è un mistero. Prolungando la linea dei due centri essa si continua nell’angolo gola – petto, molto importante nei calcoli. Ma la cosa più impressionante è il fato che il raggio del grande cerchio del righello è esattamente doppio di quello della calotta cranica. Questa prova per l’ennesima volta che il quadro di Gioconda è tutt’altro che artistico, esso è specialmente tecnico, anzi il più tecnico che sia mai stato ideato e creato e che alla sua origine e ragion d’essere ce un Codice appunto il Codice da Vinci. Il gioco dei due cerchi crea una sorta di capello sulla testa della Gioconda. Impressiona poi il fato che i tre cerchi più piccoli sul righello sono tangenti uno all’altro (FIG. 12).
LE MANI DELLA GIOCONDA In fine siamo arrivati alle mani di Monalisa che hanno anche loro un ruolo nella codificazione del messaggio di Leonardo. Se prolunghiamo le le parti rette delle mani e delle ditta osserviamo che esse arrivano nei punti strategici del campo espositivo (FIG. 13). Tutte le proiezioni delle ditta confluiscono come una proiezione di prospettiva in due angoli di uno strano oggetto geometrico nel primo piano sinistro del sotto fondo. Prolungando i lati laterali di questi due oggetti situati da una e dall’altra parte della Gioconda essi arrivano proprio in un punto comune situato alla base della cornice superiore. Si crea così un angolo o triangolo molto interessante che alla fin fine potrebbe essere anche la schematizzazione di una piramide. Nella prossima ipostasi creata dell’altra mano, le proiezioni che partono dal prolungamento delle ditta passano attraverso un punto strategico situato sull’omero per continuarsi negli angoli laterali della cornice (FIG. 14). Se da questo punto nodale si sovrapporrà sulla sagoma della donna il modulo espresso dalla linea del orizzonte: cornice – testa, esso coprirà in 10 mosse il contorno della stessa sagoma. Impressionate ma non per Leonardo da Vinci.
Ed in fine è arrivato il tempo di proiettare le due diagonali del quadro di Monna Lisa. Il centro d’intersezione è la zona bianca del petto della donna (FIG. 15). Non si sa che vuol dire quel luogo ma appena si prolunga la linea del ponte visibile nel paesaggio alla destra della Gioconda si rimane stupefati; la linea di prolungamento passa perfettamente attraverso il plesso solare della donna, proprio in quel punto dell’incrocio delle diagonali. Poi la linea si continua attraversando una via in serpentina sul lato sinistro del paesaggio. Sembrerebbe che questi indizi accenassero il luogo dove il tesoro di Leonardo da Vinci fosse nascosto. Il ponte sul fiume alluderebbe al gesto antico di nascondere i tesori sotto l’acqua dei fiumi per esser più sicuri. Si sa che Leonardo fu un grande ingegnere delle acque e che studiava i corsi dei fiumi. Che si tratti d’acqua non ci sono tropi dubbi tenendo conto di un altro elemento esenziale di questa figura. Se s’istalla una punta del compasso nel centro delle diagonali, e l’altro su uno degli angoli della line dell’orizzonte si osserverà che descrive un semicerchio simile ad un Arcobaleno. Si sa che l’Arcobaleno è sinonimo di pioggia cioè acqua, diluvio, fiume, etc.
Interessante poi il fato che l’occhio destro della Gioconda s’inscrive in un triangolo che ha la base appoggiata sul prolungamento della linea dell’orizzonte. Questo è stata la presentazione del vero Codice da Vinci – sottocodice Monna Lisa racchiuso nel famoso quadro della Gioconda di Leonardo da Vinci decodificato attraverso il metodo “artematico” anche lui da me scoperto e plasmato. Roma 12. 05. 2.006.
Vasile Droj
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